Plotino, Enneade I 4 [46: Sulla felicità], 12

Plotino, Enneade I 4 [46: Sulla felicità], 12

Apr 26

 

 

Brano precedente: Plotino, Enneade I 4 [46: Sulla felicità], 11

 
12. Quando, dunque, domandano il piacevole in tale vita, non si lusinghino che si presentino i piaceri degli intemperanti né quelli del corpo ‒ questi, infatti, è impossibile che si presentino così da far sparire la felicità ‒ e neppure le gioie perturbatrici ‒ per |5| che cosa, ecco? [30] ‒, bensì quelli che sono presenti con i beni e non sono in movimento e quindi neppure degenerano divenendo: i beni, infatti, son già presenti, ed egli è presente a se stesso; e il piacere e la serenità in questo modo son stabili. Sereno, ordunque, è il virtuoso, sempre, ed il suo stato è calmo ed amabile la sua disposizione, che nessuno dei cosiddetti |10| mali eccita, se per davvero è saggio. Se invece qualcuno cerca una qualche altra specie di piacere per la vita, non cerca la vita virtuosa.

 

Note

[30] Cfr. Platone, Filebo, 65 c ‒ d.

 
La traduzione dal greco è condotta sul testo dell’editio minor Henry-Schwyzer:
Plotini Opera, ediderunt P. Henry et H.-R. Schwyzer, 3 voll., Clarendon Press, Oxford 1964-82.

 
Brano seguente: Plotino, Enneade I 4 [46: Sulla felicità], 13

 

 

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