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Platone, Filebo (11)

Platone, Filebo (11)

Ott 02

Brano precedente:  Platone, Filebo (10)

 

SOCRATE  Noi dobbiamo, dopo questo, vedere in che cosa è presente ciascuno dei due e a causa di quale passione si generano, ogniqualvolta si generano. Per primo il piacere: siccome esaminammo per primo il suo genere, anche questi altri argomenti su di lui precedano. Comunque non potremmo giammai esaminare esaustivamente il piacere separatamente dal dolore.

PROTARCO  Ma se bisogna portarsi su questa via, su questa ci porteremo.

SOCRATE  Ed allora il tuo parere su di essi è come il mio?

PROTARCO  [31c] Quale?

SOCRATE  Mi pare che dolore e piacere si generino secondo natura assieme nel genere comune.

PROTARCO   Dunque ecco, caro Socrate, rammentaci quale mai dei summenzionati vuoi indicare come comune.

SOCRATE  Sarà quel che farò, per quanto è in mio potere, magnifico.

PROTARCO  Dici bene.

SOCRATE  Or dunque, con ‘comune’ alludevamo a quello dei quattro che menzionavamo per terzo.

PROTARCO  Quello che menzionavi dopo l’illimitato ed il limite, quello nel quale, credo, ponesti la salute e pure l’armonia?

SOCRATE  [31d] Hai detto benissimo. Ora prestami la massima attenzione possibile.

PROTARCO  Ti rimane solo da argomentare.

SOCRATE  Argomento orbene che, quando l’armonia si dissolve in noi viventi, simultaneamente si generano in quel punto temporale la dissoluzione della natura e la generazione delle sofferenze.

PROTARCO  Argomenti in modo del tutto verosimile.

SOCRATE  Quando invece daccapo si armonizza ed accede alla sua natura, va argomentato che si genera piacere, se si deve parlare in breve e quanto più velocemente possibile dei massimi sistemi.

PROTARCO  [31e] Credo che argomenti correttamente, Socrate, però proviamo ad argomentare queste stesse soluzioni ancor più chiaramente.

SOCRATE  Gli esempi affatto banali e palesi non sono i più facili da comprendere?

PROTARCO  Quali?

SOCRATE  La fame non è appunto dissoluzione e dolore?

PROTARCO  Sì.

SOCRATE  Il mangiare, dunque, generando daccapo riempimento, è un piacere?

PROTARCO  Sì.

SOCRATE  Dunque anche la sete è corruzione e dolore, mentre la [32a] capacità del liquido di riempire daccapo il disseccato è piacere; ed ancora: la disgregazione e la dissoluzione contro natura, patite per il caldo torrido, sono dolore, mentre il ripristino ed il raffreddamento secondo natura sono piacere.

PROTARCO  Beh, assolutamente.

SOCRATE  E la solidificazione contro natura dell’umidità dell’animale da parte del freddo è dolore; invece, col riandare daccapo verso lo stesso stato di prima e lo scioglimento, la via secondo natura è piacere. E, in una parola, esamina se per te è misurato l’argomento che afferma questo: [32b] quando una specie animata generata secondo natura a partire da illimitato e limite, come argomentavamo nel discorso precedente, si corrompe, la corruzione è dolore, mentre la via verso la propria essenza, questo percorso a ritroso, è per tutti piacere.

PROTARCO  E sia: sembra, ecco, a me che sia uno schema tipico.

SOCRATE  Toh, porremo orbene questo: un’unica idea di dolore e di piacere in ciascuna di queste passioni?

PROTARCO  Sia ammesso.

SOCRATE  Poni adesso che, a seconda dell’aspettativa della stessa anima per queste passioni, [32c] la speranza nella prospettiva dei piaceri è piacevole e gagliarda, mentre quella nella prospettiva dei dolori è paurosa ed angosciosa.

PROTARCO  Ecco, quindi questa è una diversa idea specifica di piacere e dolore: quella generata separatamente dal corpo per aspettativa dell’anima stessa.

SOCRATE  Hai supposto rettamente. Ecco, credo che in queste idee, secondo la mia dottrina, ciascuna generata in involucro discreto, come sembra, e non mischiata di dolore e piacere, sarà illuminato quel che riguarda il piacere: [32d] se questo genere vada desiderato tutto intero o se da parte nostra vada dato questo benvenuto a qualche altro dei predetti generi, mentre piacere e dolore, come caldo e freddo e tutti quelli di tal sorta, talora vadano desiderati, talaltra non vadano desiderati, siccome non sono beni in sé, benché a volte alcuni, quando accolgono la natura degli enti buoni, lo siano.

PROTARCO  Argomenti molto rettamente, giacché in questa maniera ci si deve comportare con quel che è adesso perseguito.

SOCRATE  Per prima cosa. orbene, vediamo insieme questo: se, realmente come si è argomentato, [32e] la sofferenza è prodotta dalla corruzione, mentre il piacere dal riequilibrio, perlustriamo, quando non c’è né corruzione né riequilibrio, quale debba essere allora lo stato in ciascuno dei viventi, allorquando sta così. Dunque, prestando grande attenzione, di’: non è forse assolutamente necessario che in quel frangente di tempo ogni vivente non provi alcun dolore né piacere, né molto né poco?

PROTARCO  Necessario, eccome.

SOCRATE  Quindi non c’è una qualche terza disposizione [33a] oltre a quella di colui che gode ed a quella di colui che soffre?

PROTARCO  Beh, e con ciò?

SOCRATE  Suvvia, dunque, procurati di ricordarla: ecco, in relazione al giudizio sul piacere sarà una cosa non da poco per noi ricordarla o no. Dunque, se vuoi, facciamo qualche breve discorso su di essa.

PROTARCO  Di’ quale.

SOCRATE  Sai che a colui che ha scelto la vita del pensiero nulla impedisce di vivere in questo modo.

PROTARCO  [33b] Parli di quella del non godere né soffrire?

DOCRATE  S’era detto infatti già nel confronto delle vite che non deve godere né molto né poco colui che ha scelto la vita dell’intelletto e del pensare.

PROTARCO  Eccome, così s’era detto.

SOCRATE  Allora per lui, ecco, vige questa condizione; e si vede che non c’è nulla di strano se di tutte le vite è la più divina.

PROTARCO  Beh, non è verosimile che gli déi godano, né che subiscano il contrario.

SOCRATE  Beh assolutamente, non è verosimile: infatti ciascuna delle due evenienze è impropria per essi. Comunque esamineremo questo ancora una volta, [33c] qualora vi sia una qualche relazione con l’argomento, e ci sarà d’appoggio per il secondo premio all’intelletto, se non possiamo appoggiarlo per il primo.

PROTARCO  Argomenti molto rettamente.

 


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