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La fisica stoica VI. Storia naturale

La fisica stoica VI. Storia naturale

Mar 23

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Se sul versante teleologico il logos degli stoici si presenta come provvidenza, su quello eziologico assume la forma molto meno rassicurante di fato o destino ineluttabile (heimarmene). Esso non è altro che la serie ordinata ed irreversibile delle cause e degli effetti, che lega passato, presente e futuro in una catena saldissima (la possibilità è ridotta alla realtà e la realtà alla necessità): era necessario che nel passato le cose si svolgessero come si son di fatto svolte, è necessario che nel presente avvenga questo e anche il futuro è già completamente predeterminato. Ogni evento è determinato sin nel più piccolo dettaglio. La provvidenza è insomma il logos che ordina le cause finali, il destino è lo stesso logos nella funzione di causa motrice del tutto.

Questo rigoroso determinismo conferma secondo gli stoici antichi la scientificità di una disciplina sconcertante per noi moderni: la mantica, cioè l’arte di prevedere il futuro interpretando correttamente i nessi tra cause note ed i loro effetti ignoti perché futuri. Se infatti gli eventi futuri hanno infallibilmente in quelli presenti e passati tutte le ragioni del loro prodursi, è possibile prevederli sin d’ora. La realtà allora non è una storia a bivi: nel futuro non si realizza una delle infinite possibilità che si aprono a ventaglio a partire dal presente, ma c’è un solo decorso necessario, escludente tutti gli altri. Certo, rispetto all’indovino, all’aruspice, al chiromante, ecc., il filosofo è miglior profeta: questi infatti conosce tutte le cause, quelli solo alcune (o nessuna, nel caso siano ciarlatani lucranti sulla credulità popolare).

Scorriamo allora nelle linee generali lo svolgimento necessario della storia dell’universo, dinamizzando gli aspetti sinora esposti staticamente e tendendo presente che si tratta di una cosmologia più biologica che fisica. Gli stoici infatti, contrapponendo l’intero (to holon), cioè il cosmo vivente brulicante di vita, sferico e finito, al tutto (to pan), cioè il vuoto infinito che circonda l’intero, letteralmente sottraggono dallo sviluppo organico dell’universo il vuoto, che ossigena fenomeni fisicamente spendibili come il caso o la separatezza ontologica per distanza eccessiva (vedi Epicuro).

Il logos quale fuoco artefice pregno di tutte le ragioni seminali virtuali dapprima predispone l’ambiente concezionale adatto per generare il cosmo: inumidisce la materia indifferenziata, fecondandola. Dopodiché, come già abbiamo visto, si manifestano in successione i quattro elementi: il fuoco derivato, l’acqua, l’aria e la terra. Riscaldando l’aria, il fuoco produce il soffio caldo o pneuma, mediante il quale differenzia gradualmente le ragioni seminali dei vari esseri individuali. Il pneuma funge inoltre da garante della connessione olistica dell’universo pienamente formato: la tensione (tonos) del pneuma gli permette di circolare dal centro ai confini del cosmo e dai confini di nuovo al centro compenetrando ciascuna cosa affinché non s’isoli atomisticamente dalle altre. La differenza d’intensità e purezza ignea (probabilmente “puro” deriva dalla stessa radice del greco “pyr”: fuoco) colla quale il pneuma si spande sugli enti equivale a una differenza gerarchica di razionalità: il pneuma agisce nei minerali come mera forza coesiva durevole (exis), nei vegetali come capacità di nutrirsi, crescere e riprodursi (physis in senso stretto), negli animali come vita sensoriale e istintuale (psyche) e nell’uomo come razionalità piena (logos).

Le cose che seguono sono ancora stoiche: Nice (nietzsche) che dice e Matrix, pur se necessari, sono di là da venire. Tutti gli enti determinati sono nati e dunque morituri: fin dal detto di Anassimandro, la prima parola rimastaci della filosofia, il tema della corruttibilità e della difettività ontologica di ciò che è generato resta un caposaldo. Ma la morte e la distruzione non sono destinate a convivere per sempre con la nascita e la generazione in equilibrio intramondano senza affettare la stessa struttura complessiva dello holon: l’intero s’incendia ad intervalli regolari, distrutto da e tornando a quello stesso fuoco già generatore. Infatti, dopo un grande anno (aion: eone), allorché gli astri si riposizionano sulla stesso segno zodiacale in cui erano all’inizio del ciclo, ha luogo la conflagrazione cosmica (ekpyrosis), cui segue la rinascita (palingenesis) e la ricostituzione (apokatastasis) di tutte le cose apparse nel ciclo precedente. In generale, l’avvicendarsi ciclico di generazioni, combustioni, rigenerazioni cosmiche è eterno: l’intero mondo ed ogni cosa in esso, anche la più insignificante, rinasce e rimuore infinite volte esattamente nelle stesse circostanze e modalità, fin nei minimi dettagli, secondo ciò che Nietzsche chiamerà “l’eterno ritorno dell’uguale” (die ewige Wiederkehr des Gleichen). Questa geniale riconduzione del tempo lineare a quello circolare è la conseguenza apparentemente pazzesca ma in realtà straordinariamente coerente dell’unificazione indissolubile di determinismo, olismo e dinamismo nella fisica stoica.


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4 comments

  1. … (determinismo,olismo e dinamismo nella fisica stoica)… credi che questi concetti stiano acquisenso “significato” anche nella fisica moderna? dovrei specificarlo meglio… next
    grazie per tutto qul che fai in questo blog!

    • Giulio Giacometti

      Grazie, ma stoicamente devo dire che non sono io che faccio il blog ma è il blog che fa me.
      Certo, determinismo a parte, da quel poco che (non) so di fisica mi sembra che vi si stiano infiltrando elementi olistici dopo il tracollo del meccanicismo moderno. Teniamo però presente che la fisica per gli stoici rappresenta quello che per noi è l’ontologia: si può permettere un approccio speculativo e non descrittivo sull’esperienza ed è anteriore al matematismo galileiano. Ciò non toglie che l’organizzazione teorica dell’enorme messe di risultati sperimentali possa attingere idee feconde dal passato, sempre che non contraddicano tali dati osservativi.

  2. Stefano Corsi

    Come potevano gli stoici prevedere più o meno bene gli eventi futuri? Tramite analogia con gli eventi passati? Ossia: una causa passata (conosciuta) sta a un effetto passato (conosciuto) come una causa presente (conosciuta) sta a un effetto futuro (incognito)? Scelte due cause simili – o identiche – potevano inferire che l’effetto incognito dovesse essere simile – o identico – all’effetto conosciuto?

    E poi sarei curioso di sapere: dato il forte determinismo, com’è possibile un’etica stoica? Se lo è, non potrà contemplare concetti come responsabilità, libero arbitrio, volontà…

    Ciao!

    • Giulio Giacometti

      Caro Stefano,
      nel post ho attualizzato un po’ il ragionamento degli stoici, ma teniamo presente che il maggior peso della causa sull’effetto per loro non è solo gnoseologico ma anche ontologico: mentre la causa è il corpo attivo, l’effetto è un’affezione di questo su un altro corpo che è passivo. Se a questo aggiungiamo la teleologia preleibniziana (ogni individuo è perfetto, raggiunge pienamente il suo fine ed è unico ed irripetibile) e la mancanza della matematica (materialismo qualitativo), vediamo che non è possibile approntare modelli formali che prendano simbolicamente le connessioni diacroniche costanti tra qualità primarie (misurabili). Essi non separavano tanto coppie causa-effetto per compararle con altre coppie, ma il concatenamento causale era continuo e la percezione era lasciata sola, senza possibilità di economizzarla matematicamente. Il sospetto è che non siano riusciti ad approntare una scienza tanto individualizzante, ma che siano rimasti a livello di pie speranze programmatiche (se ci fossero riusciti le loro opere sarebbero state conservate, ma il non averle ci lascia il sospetto che si fossero incamminati sulla giusta via argomentativa e che solo le soluzioni ci appaiano pretenziose perché staccate dalle giustificazioni). Probabilmente le loro spiegazioni causali erano dogmatiche e indeterminate: si è prodotto questo effetto perché il pneuma ed il fuoco sta più dalla parte del corpo-causa x che del corpo che subisce l’effetto y. In particolare teleologia e fatalismo stridono: come i bambini platonici, vogliono tenere troppe cose che portano a contraddizione: se ogni ente ha come essenza un fine unico ed irripetibile, come si fa a normare il divenire senza polverizzarlo in perfezioni effimere ma assolutamente distinte? Comunque noi moderni diamo troppo peso alla causalità efficiente, mentre quello a cui miravano gli stoici era forse la riunificazione delle quattro cause aristoteliche: il plastico gioco attivo-passivo e fuoco-materia ha la priorità sul discorso causa (motrice)-effetto.
      Su libertà-determinismo: la libertà è nella prospettiva teoretica liberata dalle pastoie dell’individualità, non in atti arbitrari e positivi che pretendano di determinare il decorso causale del mondo: intellettualismo greco: il bene è la verità fatta propria. Come io non m’identifico colle cellule che muoiono quando mi gratto il braccio,
      così il logos non s’identifica col singolo uomo: il saggio s’identifica col logos e trascende le sue piccinerie troppo umane. Casomai (mai caso) ci torno in un prossimo post.
      Ciao!

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