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La prova ontologica di Anselmo D’Aosta

La prova ontologica di Anselmo D’Aosta

Gen 17

Eccoci giunti al nuovo appuntamento con la nostra disamina sulle dimostrazioni filosofiche dell’esistenza di DioRicapitoliamo: abbiamo visto come Cartesio cerchi di dimostrare l’esistenza di Dio con una prova chiamata “ontologica”, raffinata da Leibniz e confutata da Kant.

Ma oltre a quella di Cartesio esiste un’altra versione della prova ontologica, più antica: per discuterla dobbiamo spostare le lancette del tempo intorno al 1077-1078, anni in cui un monaco di nome Anselmo d’Aosta scriveva un’opera, il Proslogio, tesa a migliorare l’opera precedente, il Monologio, anche dal punto di vista della dimostrazione dell’esistenza di Dio.

Nel Proslogio Anselmo ritiene di aver trovato una formula da cui seguano esistenza e attributi divini:

Dio è l’essere di cui non si può pensare nulla di più grande

La definizione di Anselmo riesce a dare esistenza e attributi divini senza includerli nella definizione stessa ma dimostrandoli per assurdo.

La dimostrazione per assurdo, usata in matematica, assume una tesi opposta a quella che si vuole dimostrare e ne consegue una conclusione impossibile o, appunto, assurda, confermando così la tesi iniziale.

Vediamo come Anselmo mette in pratica questo procedimento.

La dimostrazione per assurdo di Anselmo

Assumiamo la tesi contraria a quella che vogliamo dimostrare, ovvero che

(1) Dio non esiste

ammettiamo, applicando  alla definizione data all’inizio da Anselmo, che un altro essere, che chiameremo ODI, abbia la definizione iniziale di Dio data da Anselmo, attribuendogli in più l’attributo dell’esistenza:

(2) ODI è l’essere esistente di cui non si può pensare nulla di più grande

Ora confrontiamo Dio e ODI e chiediamoci: chi è l’essere di cui non si può pensare nulla di più grande?

La risposta sembrerebbe essere che è più grande ODI, che a differenza di Dio non solo è grande, ma è anche esistente (mentre abbiamo ammesso che Dio, per assurdo, non lo sia).

Ma pensando che ODI sia più grande di Dio abbiamo dimostrato di poter pensare a qualcosa di più grande di Dio (ODI per l’appunto), cioè abbiamo dimostrato che

ciò di cui non si può pensare nulla di più grande non è tale che non se ne possa pensare nulla di più grande

Ipotesi impossibile, che secondo Anselmo riduce all’assurdo la tesi secondo cui Dio non esiste e dimostra così l’opposta, che Dio esiste.

Questa conclusione nega il Principio di Autopredicazione, che potrebbe essere esemplificato in una frase come

Il PC nuovo è nuovo

e di cui in filosofia esiste una lunga tradizione che attribuisce a questi enunciati verità necessaria.

Applicando la stessa dimostrazione per assurdo capiamo quindi che possiamo confutare tutti gli enunciati che negano gli attributi di perfezione divina, come onnipotenza, onniscienza…

Basterà, sulla stessa scia argomentativa, assumere che (3) Dio non è onnipotente, ammettere un di altro essere  (ancora ODI) che ODI è l’essere onnipotente di cui non si può pensare nulla di più grande per finire nella conclusione analoga, confutando per assurdo le tesi iniziale (3) e confermando di conseguenza la tesi opposta, che Dio è onnipotente.

Fila tutto liscio no? Apparentemente sì…o forse no…ma questo lo vedremo nel prossimo post.

Per Approfondire


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4 comments

  1. stefano

    Ha risolto tutto Godel positivamente, sia indirettamente con il teorema d’incompletezza, che direttamente con la prova ontologica. Non vi affannate tanto…

    p.s. mi dispiace per gli atei, che non hanno capito e per gli agnostici che ancora non capiscono…

    • Stefano Corsi
      Stefano Corsi

      Da quel poco che so (o credo di sapere), anche la prova ontologica di Gödel suscita qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. Sarà perché non l’hanno (ancora) capita? Magari la approfondiremo in un prossimo articolo – senza troppi affanni, certamente! Discuterla potrebbe essere utile per molti: per chi non la conosce, per chi non la capisce, e per chi crede di capirla.

  2. Umberto

    In contrasto alla prova ontologica di Anselmo si può far ricorso al paradosso della pietra inamovibile:
    Tra le proprietà di Dio c’è l’onnipotenza. Se è onnipotente può costruire una pietra inamovibile.
    Se è onnipotente deve risucire a spostare anche la pietra inamovibile, ma se la sposta, vuol dire che non è onnipotente perchè non è riuscito a creare una pietra inamovibile.

  3. Massa

    Secondo me la prova ontologica di Anselmo ha un’importante pecca. Odi, secondo Anselmo, dovrebbe essere più “grande” di Dio in quanto, a differenza di quest’ultimo, esistente. Con “grande” si intende Onnipotente. Dio e Odi sono entrambi Onnipotenti, non si può pensare nulla al di sopra di Essi. E su questo penso conveniamo tutti. Ma siamo sicuri che per il solo fatto di essere esistente, Odi è più grande di Dio? Non si può trattare l’esistenza come una qualità, al pari cioè dell’Onnipotenza. L’esistenza non è una qualità aggiuntiva che Odi possiede ma che manca a Dio. L’esistenza di due qualsiasi cose, perché tali cose possano essere messe in paragone, deve darsi per scontata.
    Ammettiamo che uno scienziato sia riuscito a creare in laboratorio Superman. E’ più forte il Superman esistente (creato dallo scienziato) o quello dei fumetti? Non perché il Superman creato esiste si può dire che sia più forte di quello dei fumetti.
    Analogamente, Dio e Odi sono “grandi” allo stesso modo. Sono entrambi Onnipotenti. Anzi, sono la stessa cosa. Infatti, solo un essente può avere qualità. Dunque, perché Dio sia pensato come Onnipotente, bisogna quantomeno pensare che Egli avrebbe la qualità dell’Onnipotenza se fosse esistente (praticamente se fosse Odi…).
    Spero di non aver detto baggianate. Ciao a tutti.

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