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La filosofia: botta e risposta, e nulla più?

La filosofia: botta e risposta, e nulla più?

Gen 07

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La filosofia pone domande fondamentali, perché s’interroga su quei concetti, sedimentati nei nostri discorsi e perlopiù impliciti, che sorreggono i nostri enunciati e senza i quali non potremmo avere conoscenza.

Dunque basta avere tali domande per essere filosofi? Non sembra. La maggioranza delle persone, infatti, ha problemi del genere. Per questa ragione, alcuni si rivolgono allo psicanalista, al prete confessore, o all’anima gemella, ufficiale o di contrabbando. Altri compongono la Critica della ragion pura o la Fenomenologia della percezione. (Non necessariamente i secondi non rientrano tra i primi.) Il punto è: tutti filosofi allora? E se no, come distinguere i filosofi dai non-filosofi?

Domande come quelle fondamentali, peraltro, non sono esclusive della filosofia, ma appartengono a molte altre pratiche (1). La letteratura, per esempio, s’interroga sulle medesime questioni: pensiamo a certi personaggi dei romanzi che si arrovellano su che cosa sia giusto o sbagliato fare, se la vita abbia significato, su quale sia la propria identità, ammesso di averne una, e così via. Anche la religione abbonda di simili interrogativi: qual è, se c’è, lo scopo dell’esistenza? Esiste qualcosa d’immortale in noi – e un bene supremo? In che cosa possiamo sperare? Di conseguenza, nonostante le intersezioni, avere domande fondamentali non è sufficiente per filosofare.

Ricordando quanto già affermato, si potrebbe dichiarare: «Certo che non basta avere i problemi: bisogna anche avere le soluzioni!» Giusto, ma – di nuovo – tutto qui? Tantissime persone possiedono risposte alle domande fondamentali, e magari le dispensano agli altri a piene mani; persino una mia anziana zia, per esempio, crede con certezza che esista un’essenza oltre l’apparenza. Ebbene, possiamo dire perciò che chiunque abbia una risposta a una domanda fondamentale sia filosofo? Se così fosse, la filosofia equivarrebbe all’esposizione d’opinioni o pareri personali: birrerie, botteghe e salotti televisivi diverrebbero frequentatissimi circoli filosofici.

Le stesse pratiche a cui abbiamo accennato forniscono soluzioni ai “grandi” problemi: letteratura, poesia, arte, religione, politica, ciascuna ricorrendo ai propri strumenti, offrono risposte talvolta esemplari agli enigmi che ci assillano – o che c’incuriosiscono. Benché la pratica filosofica sia necessariamente enunciazione di problemi ed esposizione di soluzioni, porre domande e formulare risposte non è ancora sufficiente per fare filosofia – né, a maggior ragione, per essere filosofi. Allora che cos’altro manca?

(1) Questo aspetto è stato messo in evidenza, tra gli altri, da P. Vidali nella sezione “filosofia e argomentazione” del sito www.argomentare.it.

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