La filosofia lo conferma: viviamo in una società futurista. Anzi, accelerazionista
La filosofia lo conferma: viviamo in una società futurista. Anzi, accelerazionista
Apr 06È opinione abbastanza diffusa che, dopo quello comunista di Karl Marx, il manifesto d’avanguardia più celebre sia quello dei futuristi. Il movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944), infatti, oltre ad aver generato pregevoli opere d’arte, ha prodotto anche le profezie più interessanti, la migliore fantascienza possibile: quella che si avvera da lì a breve. Chi nutre qualche dubbio può guardarsi attorno e ammirare «il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa», «le automobili da corsa col cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo» o «il militarismo, il patriottismo, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna». Chi ancora non crede può contemplare ovunque la «guerra sola igiene del mondo», o i partiti politici «che sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi».
Questi ultimi cento anni hanno dimostrato che l’utopia futurista di Marinetti (autore dei virgolettati precedenti) può considerarsi in gran parte realizzata. Una utopia (o una distopia?) con venature religiose, ma soprattutto filosofiche. A tal proposito, non pare casuale che studiosi, come Zuzana Šebelovà, parlino del celebre movimento come di una “religione del divenire” [1], mentre altri studiosi, come Luciano De Maria, tentando di inquadrare la dottrina futurista, la definiscano, senza esitazioni, una “filosofa del divenire” [2].
Tale espressione è utilizzata anche da Cingari e Di Cosimo, quando rilevano che, nel 1903, Marinetti, dopo essere entrato in contatto con Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini e aver studiato Nietzsche, Sorel, Bergson, D’Annunzio, ha teorizzato una sorta di filosofia del divenire in cui la violenza è matrice della storia; strumento di distruzione dell’ordine e di affermazione di un sistema di libertà. Questa filosofia propugna la perpetua possibilità di auto-potenziarsi, di arrivare al completo dominio della natura, al fondamentale scopo di «ampliare la libertà spirituale e materiale fino all’emancipazione dalla morte tramite la creazione dell’“uomo artificiale”» [3].
Il futurismo rappresenta infatti l’esaltazione suprema della civiltà della tecnica, la quale si basa sull’idea della creazione volitiva, ovvero sulla possibilità di creare le cose dal nulla, con un atto di volontà. Emanuele Severino sottolinea che «la radice di ogni Potenza e di ogni Tecnica consiste nel credere che le cose non siano eterne» e, a ben vedere, le macchine, che nascono da una trasformazione della materia, dall’unione di materia e logos, sono così distanti dalla forma naturale che danno all’uomo la convinzione o l’illusione della creazione ex nihilo. Il limite estremo di questa attività creatrice si manifesta, ad esempio, nel noto mito letterario e cinematografico di Frankenstein, ossia nella possibilità di creare un essere vivo e cosciente partendo da organi morti, oppure nel sogno dei moderni bioingegneri di creare la vita partendo dalla materia inerte, o ancora nel progetto degli ingegneri elettronici che lavorano sull’IA di creare computer, robot, cyborg dotati di coscienza.
Nella prospettiva futurista, in definitiva, non risulta interessante che questa coscienza fuoriesca magicamente dal nulla o sia una potenzialità della materia liberata dall’ingegno umano. Ai futuristi preme il concetto, l’idea di creazione continua. Una creazione, ovviamente, da non intendersi come un atto continuo di Dio che ha dato inizio al mondo dal nulla e lo mantiene in essere in ogni istante perché continui ad esistere. Ma una creazione all’insegna del beyondism, dell’accelerare, dell’andare oltre [4], dato che i membri del noto movimento sono “mistici dell’azione”; professano quel “misticismo attivo” con cui li etichettano i Teosofi [5].
Come per le altre filosofie del divenire, infatti, anche per il futurismo la verità ultima è il mutamento. E se sul piano etico-politico esso cerca innanzitutto di cambiare la realtà, la società, tramite una trasformazione irriformabile, violenta, a cui tutti sono chiamati senza moralismi né tentennamenti, sul piano teorico-descrittivo il noto movimento d’avanguardia italiano tende a portare in superficie ciò che nella realtà è magmatico, ignoto. Descrivere come il mondo cambierà, con o senza di lui.
Tanto che cento anni dopo i futuristi, nel pieno della loro avverata utopia/distopia, un’altra corrente filosofica, un’altra “eresia politica”, sembra riprendere le idee marinettiane. Stiamo parlando, naturalmente, dell’Accelerazionismo, il quale, fondato dal filosofo britannico Nick Land, ma sviluppatosi sostanzialmente come un processo informe (una parte della filosofia accelerazionista contemporanea origina dalla teoria della deterritorializzazione dei flussi liberati dalla macchina capitalista elaborata da Gilles Deleuze e Félix Guattari)[6], anche nei meandri più profondi del web (in primis Reddit e blog di varia natura), viene considerato in grado di collegare il futurismo e le fasi finali del marxismo.
Lo studioso Tiziano Cancelli ne offre una buona descrizione nel suo How to accelerate. Introduzione all’accelerazionismo (Edizioni Tlon, 2019), e se per i tipi di Laterza, Valerio Mattioli ha tradotto il Manifesto accelerazionista (2018) di Alex Williams e Nick Srnicek, studiosi come Steven Shaviro, professore di Letteratura e Cinema alla Wayne State University di Detroit, hanno realizzato diversi libri sul soggetto come No Speed Limit: Three Essays on Accelerationism (University of Minnesota Press). Il nucleo teorico di questo singolare movimento si può così riassumere: il superamento delle storture della società contemporanea si può ottenere accelerando i processi e le contraddizioni presenti nel capitalismo medesimo. Facendo morire quest’ultimo “di overdose”; scavalcandolo, superandolo per mezzo della tecnologia, prisma in cui si riflette la nostra stanca civiltà occidentale, mentre volge fiaccamente al suo declino inesorabile. Nella prefazione del libro di Cancelli, Claudio Kulesko scrive:
Lo spiccato ottimismo e l’anima progressista del futurismo e del cosmismo esemplificano l’idea che la tecnica sia in grado di esprimere il pieno potenziale dell’essere umano ‒ nonostante il disaccordo sulle modalità di tale espressione: secondo il futurismo, avverrebbe attraverso una spietata “guerra elettrica” di tutti contro tutti, mentre, per il cosmismo, mediante la convergenza degli sforzi umani in una laboriosa “opera comune”. Queste due coordinate sociopolitiche saranno più avanti recuperate da alcune delle più recenti correnti dell’accelerazionismo: quello di destra e quello di sinistra[7].
Di più. In tale prospettiva, alcuni esponenti del nuovo movimento, finanzieri anarcoidi, nonché importanti imprenditori della Silicon Valley, superano, scavalcano non solo il capitalismo, ma anche la politica stessa, ricordando che non c’è più bisogno di quest’ultima, delle ideologie “di sinistra” e “di destra”, se si riesce a far funzionare a dovere la tecnologia [8].
In questa visione tecnofeudale, “predatoria” [9], l’eco del futurismo, naturalmente, è forte; soprattutto per chi rammenta l’ambiguità ideologica del primo fascismo italiano. Ma a risuonare è anche la forza divinatoria della nuova “eresia filosofico – politica”, che sembra ancora una volta descrivere uno stato (caotico) delle cose più che cercare di modificarlo o dirigerlo da qualche parte. L’accelerazionista autentico, difatti, somiglia tanto a quegli stregoni delle saghe della cultura popolare, dei videogiochi tipo Warhammer, i quali vivono nel e per il Caos che hanno evocato, incuranti della sua portata distruttiva. Anzi, da buoni “mistici dell’azione”, fanno di tutto per nutrire i suoi demoni. Memori forse dell’insegnamento di Aristotele per il quale non solo un disastro diventa “necessario” in quanto conseguenza logica e inevitabile degli eventi, ma deve per forza anche abbattersi su tutta la comunità.
E se a mancare all’accelerazionismo, forse, è “un’arte ufficiale” (anche se il concetto di “estetica accelerazionista” ha fatto la sua comparsa sulle colonne di riviste online come “e-flux“), presente invece nel futurismo e per certi versi anche nel marxismo (se si pensa all’arte sovietica nelle sue numerose declinazioni), possiamo nuovamente rimarcare come molte suggestioni accelerazioniste discendano dal movimento fondato da Marinetti, il cui manifesto, insieme a quello comunista, come detto, si sono sostanzialmente avverati. Purtroppo nessuno dei due ha salvato il mondo, anzi, il primo minaccia addirittura di stravolgerlo dalle sue fondamenta: di distruggerlo. All’interno della utopia/distopia futurista in cui viviamo, esistono comunque alcuni punti fermi, alcuni concetti fondamentali dai quali non possiamo prescindere. Come ci insegnano, in maniera probabilmente inconsapevole, proprio gli accelerazionisti, non è più possibile ignorare la gigantesca mole di sfumature che compone la nostra realtà. Non è più il tempo delle visioni semplicistiche, dei pensieri banali, dei luoghi comuni, perché dietro a questo disordine apparente c’è forse un ordine nascosto da scoprire. Ed è proprio la ricerca multiforme, ossessiva, dell’ordine nascosto delle leggi della natura (che ha condotto alle grandiose scoperte della scienza) ciò in cui dobbiamo ancora sperare, raccogliendo la sfida di educarci a un pensiero complesso, articolato; che ci consenta di abitare un mondo in cui tutto è connesso.
Note
[1] Z. Šebelovà, L’ottimismo futurista: un rimedio alla paura della morte? in «Studia Minora Facultatis Philosophicae Universitatis Brunensis», 2001, n. L 22.
[2] L. De Maria, Il ruolo di Marinetti nella costruzione del futurismo, in R. De Felice (a cura di), Futurismo, cultura e politica, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1988, p. 39.
[3] Salvatore Cingari e Marco Di Cosimo, Irrazionalismo e politica in Marinetti e nell’avanguardia futurista, in «History and Teory», – Future’s Past: The Italian Futurism and its Infuence, Bezalel, January 2011, Issue nr. 19.
[4] Giovanni Sartori, Homo videns, Editori Laterza, Bari, 2006, p. 153.
[5] Ricordava lo stesso Marinetti «Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”».
[6] Semplificando, si potrebbe dire che l’accelerazionismo di sinistra (L/Acc) ben rappresentato da Land, concilia Marx con Nietzsche, legge Rimbaud alla luce di Deleuze e Guattari (che individuavano nel desiderio la radice di ogni processo produttivo), abbina Lyotard con Lacan e il cyberfemminismo, mentre quello di destra (R/Acc), rappresentato da Alex Williams e Nick Srnicek, si avvale del poker Malthus, Darwin, Spencer e Carlyle, a cui si aggiunge il jolly della statunitense Ayn Rand, fondatrice della corrente filosofica dell’oggettivismo, divulgatrice di pratiche eugenetiche e teorica del controllo delle nascite. Un po’ dappertutto troviamo la fantascienza cosmica di Lovecraft e quella cyberpunk del Neuromante di William Gibson, Blade Runner, la musica techno, la vaporwave (che a destra è divenuta fashwave), l’apocalypse culture e l’esoterismo macchinico.
[7] Tiziano Cancelli, How to accelerate. Introduzione all’accelerazionismo, Collana Radici, Edizioni TLON, 2019.
[8] Personaggi come Peter Thiel, l’imprenditore un po’ filosofo co-fondatore di PayPal e promotore delle criptovalute, oppure Steve Bannon, ex banchiere e stratega di Donald Trump e della destra alternativa americana, sembrano convinti di questa opportunità Accelerazionismo e invenzione del futurothevision.com
[9] A tal proposito si suggerisce la lettura del testo di Giuliano da Empoli, L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino, Einaudi, 2025.
Riferimenti bibliografici
Z. Šebelovà, L’ottimismo futurista: un rimedio alla paura della morte? in «Studia Minora Facultatis Philosophicae Universitatis Brunensis», 2001, n. L 22.
L. De Maria, Il ruolo di Marinetti nella costruzione del futurismo, in R. De Felice (a cura di), Futurismo, cultura e politica, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1988, p. 39.
Salvatore Cingari e Marco Di Cosimo, Irrazionalismo e politica in Marinetti e nell’avanguardia futurista, in «History and Teory», – Future’s Past: The Italian Futurism and its Influence, Bezalel, January 2011, Issue nr. 19.
Giovanni Sartori, Homo videns, Editori Laterza, Bari, 2006, p. 153.
Ricordava lo stesso Marinetti «Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”».
Semplificando, si potrebbe dire che l’accelerazionismo di sinistra (L/Acc) ben rappresentato da Land, concilia Marx con Nietzsche, legge Rimbaud alla luce di Deleuze e Guattari (che individuavano nel desiderio la radice di ogni processo produttivo), abbina Lyotard con Lacan e il cyberfemminismo, mentre quello di destra (R/Acc), rappresentato da Alex Williams e Nick Srnicek, si avvale del poker Malthus, Darwin, Spencer e Carlyle, a cui si aggiunge il jolly della studiosa Ayn Rand, fondatrice della corrente filosofica dell’oggettivismo, divulgatrice di pratiche eugenetiche e teorica del controllo delle nascite. Un po’ dappertutto troviamo la fantascienza cosmica di Lovecraft e quella cyberpunk del Neuromante di William Gibson, Blade Runner, la musica techno, la vaporwave (che a destra è divenuta fashwave), l’apocalypse culture e l’esoterismo macchinico.
Tiziano Cancelli, How to accelerate. Introduzione all’accelerazionismo, Collana Radici, Edizioni TLON, 2019.



