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Plotino, Enneade V 5 [32: Che gli intelligibili non son all’esterno dell’intelletto e intorno al bene], 4

Plotino, Enneade V 5 [32: Che gli intelligibili non son all’esterno dell’intelletto e intorno al bene], 4

Set 10

 

 

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4. Che quindi si deve esigere la produzione della riconduzione all’uno in vetta, ovvero al non-latentemente [: veramente] uno (peraltro non uno come le altre cose, che, essendo più [: molte], devono l’unità alla partecipazione dell’uno ‒ si deve dunque assumere un uno il quale non abbia questa semplicità per partecipazione e il quale non sia più uno che molti ‒), e che il cosmo intelligibile e l’intelletto |5| son uno meglio delle altre cose, e che nulla è più accosto di lui [: dell’intelletto] all’uno, anche se questo [: l’intelletto] non è il non-latentemente [: veramente] uno, è stato verbalizzato. Che cosa dunque sia il puramente e ontologicamente e non conformemente a altro uno, adesso desideriamo teorizzare [: contemplare], qualora sia possibile. Bisogna quindi qui slanciarsi acutamente incontro all’uno e non fare più alcuna aggiunta ad esso, tutt’altro: ristare del tutto paventando |10| di distanziarsi da esso e non procedere verso il due neanche il minimo. Sennò avresti due, in cui non è l’uno, tutt’altro: ambedue son posteriori. Siccome [l’uno] non ammette d’esser contato assieme con altro, né una singola unità né un qualunque [altro oggetto], né in generale d’esser contato; siccome esso è misura e non misurato, dunque non è eguale agli altri così da esser con essi; |15| sennò vi sarà qualche occorrenza comune a esso e ai contati con [esso], e quella sarà prima di esso; nulla invece deve [esservi prima di esso]. Neanche, ecco, son ravvisabili in esso né il numero essenziale [: la regola di distinzione tra le idee del nous] né quello posteriore a questo, ovvero [il numero] del quanto; mentre essenziale è quello abilitante eternamente all’essere, [il numero] del quanto è quello [producente] il quanto assieme ad altri od eziandio non assieme ad altri, |20| se per questo [quanto s’intende un] numero. Giacché anche la natura insita nelle pertinenze del numero del quanto, nella sua relazione all’uno, ovvero al principio di esse, comportandosi da imitatrice di quella [: della natura insita] nei numeri precedenti [: essenziali], nella relazione [della natura essenziale] all’uno ontologicamente essente [: reale], ha la sussistenza non consumando l’uno né frazionandolo, tutt’altro: dopo che s’è generata la diade [: dualità], rimane presente la monade [: l’unità] prima della diade [: della dualità], e |25| né ciascuna monade [: unità] delle due nella diade [: dualità] né una sola delle due senza l’altra è quella [: la monade principio]. Perché difatti [la monade principio sarebbe] una qualunque delle due meglio che l’altra? Se quindi non è nessuna di loro due, quella è altra [: diversa] e rimanente dove rimane. Come quindi quelle [: le unità nel due] sarebbero altre [dall’unità principio]? E come la diade [: il due] sarà singolo [: uno]? E [bisogna chiedersi] se è per davvero lo stesso uno, quello che s’esibisce in ciascuna delle due [unità] comprese [nel due].

Ebbene, si deve professare che [le unità che seguono] hanno partecipazione della prima, son altre [: diverse] comunque da quella di cui |30| hanno partecipazione, e dunque la diade [: il due], giacché uno, ha partecipazione, non allo stesso modo comunque; giacché neanche esercito e casa son similmente uno. E questa [: la casa], avendo riguardo al continuo, né è uno conformemente a quel che si presenta come il suo essere né è uno conformemente al quanto. Forse che quindi le monadi [: unità] che son nella pentade [: nel cinque] e nella decade [: nel dieci] son diverse le une dalle altre, mentre l’uno nella pentade [: nel cinque] è lo stesso rispetto all’uno occorrente nella |35| decade [: nel dieci]? Ebbene, se ogni nave [è la stessa cosa] rispetto ad ogni [nave], la piccola rispetto alla maestosa, e la città rispetto alla città, e l’esercito rispetto all’esercito, l’uno sarà identico anche qui; se invece non lo sarà là, allora non lo sarà neanche qui. Se, ecco, vi son alcune aporie per quanto concerne questi argomenti, [lo vedremo] dopo.

 

La traduzione dal greco è condotta sul testo dell’editio minor Henry-Schwyzer:
Plotini Opera, ediderunt P. Henry et H.-R. Schwyzer, 3 voll., Clarendon Press, Oxford 1964-82.

 

Brano seguente: Plotino, Enneade V 5 [32: Che gli intelligibili non son all’esterno dell’intelletto e intorno al bene], 5

 

 


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