Platone, Teeteto (28)
Platone, Teeteto (28)
Feb 14
Brano precedente: Platone, Teeteto (27)
SOCRATE Quindi, in quale delle due specie classifichi l’essere? Questo infatti segue tutte le cose al meglio.
TEETETO Io, ebbene, lo classifico tra gli oggetti verso cui l’anima s’indirizza da se stessa.
SOCRATE Ed anche il simile ed il dissimile, e l’identico e l’altro (diverso)?
TEETETO Sì.
SOCRATE Che altro, dunque? Bello e brutto, e buono e cattivo?
TEETETO Anche di queste determinazioni mi sembra che ispezioni l’essere soprattutto nelle relazioni dell’una coll’altra, confrontando in se stessa gli stati passati [186b] ed i presenti coi futuri.
SOCRATE Fermati dunque; come altrimenti se non mediante il tatto percepisce la durezza del duro e, allo stesso modo, la mollezza del molle?
TEETETO Sì, così.
SOCRATE Ecco dunque, l’essere, ossia il fatto che sono, e l’opposizione dell’uno all’altro, ed anche l’essere dell’opposizione, la stessa anima tenta per noi di cernerli nel giudizio osservandoli e mettendoli a confronto l’uno coll’altro.
TEETETO Ebbene sì, assolutamente.
SOCRATE Quindi vi sono alcune cose che è possibile percepire naturalmente appena nati [186c] a uomini ed animali, tutte quante le affezioni che mediante il corpo s’estendono sin all’anima; invece i rapporti di confronto pertinenti a queste in relazione ad essere ed utilità non si generano, in coloro nei quali casomai si generano, faticosamente ed in molto tempo mediante molte pratiche e l’educazione?
TEETETO Ebbene sì, in tutto e per tutto.
SOCRATE È quindi possibile attingere la verità per chi non attinge neppure l’essere?
TEETETO Impossibile.
SOCRATE Dunque qualcuno sarà mai conoscitore di quello di cui non ha attinto la verità?
TEETETO [186d] E come potrebbe, o Socrate?
SOCRATE Allora la conoscenza non è insita nelle affezioni, bensì nel collegamento pertinente a queste; ecco quindi, per di qui, come sembra, è possibile entrare in contatto con essere e verità, per di là è invece impossibile.
TEETETO Pare.
SOCRATE Quindi chiami allo stesso modo quello e questo, benché abbiano tanto grandi differenze?
TEETETO Or dunque, non sarebbe giusto, ecco.
SOCRATE Che nome dunque darai a quello: al vedere, udire, odorare, aver freddo, aver caldo?
TEETETO [186e] Io, ecco, percepire; ecco, in che altro modo?
SOCRATE In complesso allora chiami tutto questo percezione?
TEETETO Di necessità.
SOCRATE Ciò, ecco, professiamo, non è atto ad entrare in contatto colla verità, giacché non entra in contatto coll’essere.
TEETETO No, infatti.
SOCRATE Allora neppure colla conoscenza.
TEETETO No, infatti.
SOCRATE Allora giammai, o Teeteto, conoscenza stabile e percezione sensibile potrebbero essere la stessa cosa.
TEETETO Pare di no, o Socrate. Ed ecco, al meglio adesso è divenuto molto appariscente che conoscenza stabile è altro da percezione sensibile.
La traduzione si basa sull’edizione critica di Hicken: Plato, Theaetetus, edit. W.F. Hicken, in Platonis Opera, Tomus I, tetralogias I-II continens, recognoverunt brevique adnotatione critica instruxerunt E.A. Duke, W.F. Hicken, W.S.M. Nicoll, D.B. Robinson et J.C.G. Strachan, Oxford University Press, Oxford 1995.
Brano seguente: Platone, Teeteto (29)