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Diogene Laerzio su Eudosso (VIII, 86-91)

Diogene Laerzio su Eudosso (VIII, 86-91)

Dic 05

 

 

Brano precedente: Diogene Laerzio su Filolao (VIII, 84-85)

 

86 Eudosso di Eschine, cnidio, studioso delle leggi degli astri, geometra, medico, nomoteta. Questi, per quanto concerne le discipline geometriche, udì Archita, nel genere degli studi medici, invece, udì Filistione il siceliota, come professa Callimaco nei Pynakes. Sozione, inoltre, nelle Successioni, afferma che costui udì eziandio le lezioni di Platone. Infatti, ecco, quando aveva circa ventisette anni e si trovava in ristrettezze, convinto dalla gloria dei Socratici, cambiò aria salpando in direzione di Atene con il medico Teomedonte, sostentato da costui (alcuni dicono che ne era anche il ragazzo); essendo dunque approdato al Pireo, usciva salendo in Atene tutti quanti i giorni, quindi, avendo udito i Sofisti, se ne tornava là sotto.

87 Dunque, dopo aver occupato due mesi là, ritornò a casa, e, essendo stato sovvenzionato dagli amici, si recò in Egitto insieme al medico Crisippo, portando con sé lettere di referenze da parte di Agesilao destinate a Nectanubi; costui dunque lo raccomandò ai sacerdoti. Dunque, avendo trascorso in questa contrada un anno e quattro mesi radendosi sia la barba sia le sopracciglia, avrebbe scritto, secondo alcuni, l’Ottateride. Da lì, dunque, sarebbe andato a Cizico e nella Propontide, ingegnandosi come sofista; sarebbe giunto altresì da Mausolo.

Indi, successivamente a queste occupazioni, ritornò ad Atene, avendo per suo seguito una pluralità sovrabbondante di discepoli, giacché, come professano alcuni, perseguiva l’obiettivo di rattristare Platone, giacché all’inizio lo aveva congedato. 88 Alcuni professano eziandio che, quando Platone ebbe ad offrire un simposio, costui escogitò l’introduzione della disposizione emiciclica dei letti, essendoci il pienone. Ordunque, Nicomaco di Aristotele professa che costui sceglieva come bene il piacere. Fu accolto, poi, nella sua patria con magno onore, come manifesta il decreto congegnato per costui. D’altronde anche presso gli Elleni s’ingenerò un’ottima reputazione, giacché scrisse leggi per i suoi concittadini, come professa Ermippo nel quarto libro Sui sette sofi, e anche opere sulle leggi astronomiche e opere geometriche e, oltre a queste, altre letture degne di nota.

Ebbe eziandio tre figlie: Attide, Delfide, Filtide. 89 Professa quindi Eratostene, negli scritti A Batone, che costui compose anche Dialoghi dei cani; altri, invece, son persuasi del fatto che li avessero scritti degli Egizi nella loro lingua, mentre costui, tradottili, li avrebbe editati per gli Elleni. Crisippo di Crineo, cnidio, udì costui nelle lezioni sugli dei e il cosmo e i fenomeni meteorologici, mentre per le indagini di medicina si avvicinò a Filistione il siceliota. Lasciò eziandio Memorie bellissime. A costui nacque un figlio, Aristagora, di cui fu figlio Crisippo, discepolo di Aetlio, di cui si tramandano le Terapie riguardanti la vista, giacché le teorie sulla natura suscitarono interesse nella mente di costui.

90 Son nati, ordunque, tre Eudosso: questo stesso, un altro, rodio, che scrisse di storia, un terzo, siceliota figlio di Agatocle, poeta comico, che ottenne tre vittorie nelle competizioni cittadine e cinque nelle Lenee, secondo la fama riferita da Apollodoro nella Cronologia. Ne troviamo eziandio un altro, medico cnidio, per quanto riguarda il quale Eudosso professa, nel Giro della terra, che era fautore del muovere sempre, continuamente, le articolazioni in ogni declinazione ginnica, esortando a obbedire allo stesso procedimento altresì coi sensi.

Questo stesso professa che Eudosso di Cnido raggiunse l’acme durante la centotreesima Olimpiade, e che scoprì le proprietà delle linee curve. Quindi perì quando trascorreva il cinquantatreesimo anno. Quando fu in Egitto con Conufi di Eliopoli, il bue Api gli leccò la veste tutt’intorno. I sacerdoti professarono che quindi questi sarebbe stato illustre quantunque poco longevo, secondo la fama riferita da Favorino nei Memorabili.

91 V’è anche questo componimento scritto da noi in merito a costui:

V’è la leggenda che in Menfi una volta apprese anticipatamente la propria
sorte Eudosso dal toro belle corna.
Eppure nulla disse: donde, ecco, a un bue, verrebbe la favella?
Natura non diede al bue Api un’oralità per parlare;
stando, comunque, di traverso a costui, gli leccò la stola,
rendendolo profeticamente edotto di questo: «Ti spoglierai della vita
già da qui a non molto». Perciò la sorte gli giunse in fretta,
dopo ch’ebbe visto le Pleiadi apparire cinquanta e tre volte.

Chiamavano costui Endosso anziché Eudosso, per lo splendore della fama.

 

La traduzione è condotta sul testo dell’edizione critica di Marcovich:
Diogenes Laertius, Vitae philosophorum, ed. D. Marcovich, Lipsiae 1999.

 

 


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