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E’ possibile essere “cattolico vegetariano”? (2)

E’ possibile essere “cattolico vegetariano”? (2)

Gen 13

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Articolo precedente: È possibile essere “cattolico vegetariano”? (1)

Nell’articolo precedente abbiamo introdotto il problema di cui mi vorrei occupare: una persona può essere cattolica e vegetariana nello stesso tempo? La risposta che propongo è: «Non può». Iniziamo ora con il primo passo dell’argomento.

Il concetto di vegetariano

Capire che cosa significhi ‘essere vegetariano’ appare piuttosto semplice. Esistono molti tipi di ragioni a sostegno di una condotta vegetariana: ragioni etiche, ambientali, salutistiche, filantropiche, economiche, culturali, religiose, estetiche, e altre ancora; ma qui non indagheremo se esse siano valide, o convincenti, o condivisibili. (Per approfondire questi punti, rimando al classico testo di P. Singer, Liberazione animale, 1975, e al più recente saggio di T. Regan, Gabbie vuote, 2004). Non c’interesserà valutare perché qualcuno sia, o debba essere, vegetariano, ma solo constatare che qualcuno lo è.

Qualunque sia la ragione, o la combinazione di ragioni, che spingono una persona a intraprendere uno stile di vita vegetariano, condizione necessaria e sufficiente per essere vegetariano è non mangiare carne. In altre parole, qualcuno è vegetariano se, e solo se, non mangia alcun tipo di carne. Per ‘carne’ intendiamo la parte del corpo degli animali vertebrati, costituita da tessuto muscolare, adiposo e cutaneo. Per ‘mangiare’ intendiamo l’attività di ingerire, masticando e deglutendo, una sostanza solida, generalmente cibo. Dato che, almeno in condizioni normali, mangiare è necessario per nutrirsi, allora a fortiori il vegetariano non si nutre di carne. E fin qui, pare, nessun problema.

Subito, però, si potrebbe obiettare che la definizione proposta di ‘vegetariano’ (una persona che non mangia carne) è formulata per via negativa, ma una definizione non dovrebbe essere negativa quando potrebbe essere affermativa. Difatti, le definizioni affermative sono preferibili a quelle negative, perché dire ciò che una cosa non è, non aiuta a capire ciò che essa è. Dunque dobbiamo rifiutare la definizione proposta in quanto negativa.

Tuttavia, si potrebbe ribattere proprio su questo punto: una definizione negativa è inaccettabile a patto che sia disponibile una definizione affermativa. Ebbene, siamo proprio sicuri che la definizione di ‘vegetariano’ possa essere affermativa? Esistono termini che sembrano richiedere una negazione per essere definiti, ad esempio ‘calvo’ (individuo senza capelli), ‘cecità’ (mancanza di vista), ‘punto’ (ente privo d’estensione), e così via. È possibile che ‘vegetariano’ rientri in questa classe di termini. Di conseguenza, forse possiamo accettare la definizione negativa finché non si provi che una definizione affermativa di ‘vegetariano’ sia disponibile.

Una seconda obiezione potrebbe essere la seguente. Immaginiamo che, da qualche parte, esista qualcuno che mangi carne al più una sola volta. Potrebbe essere vegetariano? Forse sì: dopotutto è solo una volta. E perché allora non potrebbe esistere un vegetariano che mangi carne al più un’altra volta? Dopotutto è solo una volta in più; e così via. Se si può essere vegetariani mangiando carne n volte (anche con n=0), allora perché non lo si può essere mangiandone n+1 volte? Dopotutto, ogni volta è solo una volta in più. Tuttavia, così giungiamo a una conclusione paradossale: si può essere vegetariani anche mangiando carne ogni giorno; il che è falso. Dobbiamo quindi rifiutare la definizione secondo cui il vegetariano è una persona che non mangia carne.

In genere, obiezioni come questa, che sfruttano il paradosso del sorite, riposano sulla vaghezza di certe parole. Ammettiamo pure che ‘vegetariano’ rientri nella classe dei termini vaghi, e che pertanto si possa applicare il paradosso del sorite. Ebbene, l’argomento del sorite è fallace perché, per interpretazioni sufficientemente precise di ‘vegetariano’, come quella fornita dalla definizione, il condizionale ‘se chi mangia carne n volte è vegetariano, allora chi mangia carne n+1 volte è vegetariano’ è falso. Pertanto, non dobbiamo rifiutare l’idea che il vegetariano non mangi carne, come conclude l’obiettore, quanto l’idea che esista un vegetariano che mangi carne al più una volta sola.

Così, abbiamo definito il vegetariano come una persona che non mangia alcun tipo di carne, cercando di porre la definizione al riparo da alcune possibili repliche – di cui abbiamo mostrato almeno le debolezze. Ma questa è solo la prima tappa del nostro percorso. Nel prossimo articolo vedremo a quali condizioni qualcuno possa essere considerato cattolico.

Articolo successivo: È possibile essere “cattolico vegetariano”? (3)


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2 comments

  1. bob

    sorprendente lo stili di chi deve demonizzare .Cattolico credo nei valori universali e mi pongo in cammino per realizzarli.Vegetariano credo nel valore della vita di ogni essere vivente e voglio vivere senza cagionare altre sofferenze agli animali mi pongo sulla strada di eliminare totalmente dalla mia dieta carne e derivati da animali sotto sfruttamento. Con dovere ho solo questa spiegazione non né ho altre e non per la mancanza di essere pedissequo mi sento a scienziati che danno patenti assoluto è Dio l’uomo può solo incamminarsi, anche la penicillina fu scoperta per caso,allora lo scienziato fu vero o falso scienziato

    • Stefano Corsi
      Stefano Corsi

      Bob,

      grazie per il commento, che – se non fraintendo – tenta di offrire una caratterizzazione non contraddittoria del cattolico vegetariano. Ma che, dal mio punto di vista, fallisce. Forse risulterà più chiaro nel prossimo articolo, dove approfondirò che cosa significa essere cattolico.

      Intanto, affinché io possa capire meglio la tua posizione, ti chiedo la cortesia di esplicitare due punti del commento che mi sono oscuri: (1) che cosa intendi per “valori universali”?; (2) che cosa intendi per “porsi sulla strada di” e “porsi in cammino per”?

      Continua a seguirci e… tieni pronte le tue critiche!

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