Temi e protagonisti della filosofia

Diogene Laerzio su Epimenide (I, 109-115)

Diogene Laerzio su Epimenide (I, 109-115)

Gen 16

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Misone (I, 106-108)   109 Epimenide, conformemente alla fama presentata da Teopompo e copiosi altri, aveva come padre Festio, mentre altri dicono Dosiade, ed altri ancora Agesarco. Cretese, quanto alla gente, da Cnosso, però alternativo a vedersi, con quella chioma gettata all’indietro. Costui, quando venne inviato dal padre...

Diogene Laerzio su Chilone (I, 68-73)

Diogene Laerzio su Chilone (I, 68-73)

Gen 09

    68 Chilone di Damageto, lacedemonio. Questi poetò elegie insino a duecento versi, e professò che la previdenza per il futuro, colta con il ragionamento, è virtù per l’uomo. Questi, dunque, provocò il germano, che soffriva per non esser divenuto eforo, mentre lui stesso lo era, dicendo questo: «Ecco che io resisto all’oppressione dell’ingiustizia, tu invece no». Fu...

Diogene Laerzio su Anacarsi (I, 101-105)

Diogene Laerzio su Anacarsi (I, 101-105)

Gen 02

    101 Anacarsi lo scita era figlio di Gnuro e fratello di Caduida re degli Sciti, mentre la madre era ellena; per questo era anche bilingue. Costui poetò ottocento versi evocanti i costumi presenti tra gli Sciti e quelli presenti tra gli Elleni, in riferimento alla schiettezza della vita e concernenti la guerra. Ha eziandio originato una paremia dacché era dotato di parresia; questo...

Diogene Laerzio su Misone (I, 106-108)

Diogene Laerzio su Misone (I, 106-108)

Dic 26

    Articolo precedente: Diogene Laerzio su Anacarsi (I, 101-105)   106 Misone di Strimone, come professa Sosicrate, rifacendosi per questo a Ermippo, della gente di Chene, un villaggio da qualche parte nell’Eta o in Laconia, è contato tra i Sette. Professano anche che il padre di costui era un tiranno. Qualcuno propone inoltre la leggenda che, giacché Anacarsi evocò...

Diogene Laerzio su Leucippo (IX, 30-33)

Diogene Laerzio su Leucippo (IX, 30-33)

Dic 19

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Zenone di Elea (IX, 25-29)   30 Leucippo era eleate; secondo alcuni, invece, era abderita, secondo altri ancora fu milesio. Questi udì Zenone. Riportiamo, dunque, l’opinione di costui: tutte quante le cose sono infinite e si cangiano l’una nell’altra, e il tutto è vuoto e pieno. I cosmi, dunque, si generano nel cadere dei corpi...

Dossografia aristotelica di Diogene Laerzio (V, 28-34)

Dossografia aristotelica di Diogene Laerzio (V, 28-34)

Dic 12

    28 In questi libri, dunque, vuole professare queste dottrine: la lezione della filosofia è divisa nella parte pratica ed in quella teoretica; nella pratica, dunque, si sussumono l’etica ed eziandio la politica; a questa, dunque, si ascrivono le perlustrazioni sulla polis ed eziandio le perlustrazioni sulla casa; in merito a quella teoretica, dunque, vi fanno parte la fisica ed...

Diogene Laerzio su Eudosso (VIII, 86-91)

Diogene Laerzio su Eudosso (VIII, 86-91)

Dic 05

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Filolao (VIII, 84-85)   86 Eudosso di Eschine, cnidio, studioso delle leggi degli astri, geometra, medico, nomoteta. Questi, per quanto concerne le discipline geometriche, udì Archita, nel genere degli studi medici, invece, udì Filistione il siceliota, come professa Callimaco nei Pynakes. Sozione, inoltre, nelle Successioni, afferma che...

Diogene Laerzio su Anassimene (II, 3-5)

Diogene Laerzio su Anassimene (II, 3-5)

Nov 28

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Anassimandro (II, 1-2)   3 Anassimene di Erisistrato, milesio, udì Anassimandro. [Alcuni però professano che costui udì anche Parmenide.] Questi disse che archè è l’aria e che questa è infinita. Inoltre, gli astri si muoverebbero non sotto la terra, bensì intorno alla terra. Per veicolare ha utilizzato, dunque, un dialetto ionico...

Diogene Laerzio su Anassimandro (II, 1-2)

Diogene Laerzio su Anassimandro (II, 1-2)

Nov 21

    1 Anassimandro di Prassiade, milesio. Questi professò che archè ed elemento è l’apeiron, non riguardandolo come aria o acqua o qualcos’altro. Inoltre, mentre le parti cangerebbero, il tutto sarebbe incangiabile. In mezzo, dunque, si situerebbe la terra, che avrebbe occorrenza nella posizione al centro e sarebbe sferoide; la luna, dunque, sarebbe pseudoluminosa, e...

Diogene Laerzio su Filolao (VIII, 84-85)

Diogene Laerzio su Filolao (VIII, 84-85)

Nov 14

    Filolao crotoniate, pitagorico. Platone scrive a Dione di comprare da costui i libri pitagorici. Morì condannato come facinoroso coll’obiettivo della tirannide. Vi sono anche nostri versi indirizzati a costui: Giudico tutti quanti vittime del sospetto in sommo grado; dacché, anche se non commetti male, ma s’offre il destro a questa lettura, hai finito. In questo modo anche...

Diogene Laerzio su Archita (VIII, 79-83)

Diogene Laerzio su Archita (VIII, 79-83)

Nov 07

    79 Archita di Mnesagora o, secondo Aristosseno, di Estieo, tarantino; anche questi era pitagorico. Questi è colui che salvò Platone mediante un’epistola quando stava per essere ucciso da Dionisio. Fu ammirato, dunque, dai più in quanto ottimo in ogni virtù; tant’è che sette volte fu stratego dei suoi cittadini, mentre gli altri non furono strateghi per più d’un...

Diogene Laerzio su Senofane (IX, 18-20)

Diogene Laerzio su Senofane (IX, 18-20)

Ott 31

    18 Senofane di Dessio o, secondo Apollodoro, di Ortomeno, di Colofone, è oggetto della lode di Timone, giacché, ecco, favella così: Senofane, dunque, sottratto al fumo, oppositore dell’inganno d’Omero. Questi, esiliato dalla patria, trascorse la propria vita in Zancle di Sicilia e in Catania. Secondo alcuni, poi, non udì nessuno, mentre secondo altri udì Botone ateniese o...

Diogene Laerzio su Zenone di Elea (IX, 25-29)

Diogene Laerzio su Zenone di Elea (IX, 25-29)

Ott 24

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Melisso (IX, 24)   25 Zenone eleate. Apollodoro nella Cronologia professa che questi fisicamente era figlio di Teleagora, mentre per adozione lo era in effetti di Parmenide. Per quanto concerne costui e Melisso, Timone professa questo: Quindi la maestosa forza non fiaccabile dell’ambilingue Zenone, obiettante a tutti quanti; dunque...

Diogene Laerzio su Melisso (IX, 24)

Diogene Laerzio su Melisso (IX, 24)

Ott 17

  Brano precedente: Diogene Laerzio su Parmenide (IX, 21-23)   24 Melisso d’Itigene era samio. Questi udì le lezioni di Parmenide; peraltro intrattenne eziandio rapporti con Eraclito; in questa circostanza, dunque, fece conoscere quest’ultimo agli Efesini che lo ignoravano, così come per parte sua Ippocrate fece conoscere Democrito agli Abderiti. Fu eziandio uomo politico e fu...

Diogene Laerzio su Parmenide (IX, 21-23)

Diogene Laerzio su Parmenide (IX, 21-23)

Ott 10

    Bramo precedente: Diogene Laerzio su Senofane (IX, 18-20)   21 Dunque, Parmenide di Pire, eleate, udì Senofane. Teofrasto nell’Epitome riporta la fama che questi udì Anassimandro. Comunque, avendo udito anche Senofane, non seguì il solco della dottrina di costui. S’accomunò eziandio col pitagorico Aminia di Diochete (come professò Sozione), uomo bensì povero, ma...

Diogene Laerzio su Anassarco (IX, 58-60)

Diogene Laerzio su Anassarco (IX, 58-60)

Ott 03

    Brano precedente: Diogene Laerzio su Diogene di Apollonia (IX, 57)   58 Anassarco era abderita. Costui udì le lezioni di Diogene lo smirneo; quest’ultimo, a sua volta, aveva udito quelle di Metrodoro il chioto, il quale diceva di non sapere neanche questo, cioè di non sapere nulla. Metrodoro, infine, avrebbe udito Nessa il chioto; altri, comunque, professano che abbia udito...

Diogene Laerzio su Diogene di Apollonia (IX, 57)

Diogene Laerzio su Diogene di Apollonia (IX, 57)

Set 26

  57 Diogene di Apollotemide, apolloniate, fu fisico e uomo assai eletto. Udì dunque – professa Antistene – Anassimene. Era comunque dei tempi d’Anassagora. Costui – professa Dementrio Falereo nell’Apologia di Socrate – a causa di magna invidia per poco non rischiò la vita ad Atene. Costui, dunque, portava queste dottrine: per elemento vi sarebbe l’aria, i cosmi...

Detti di Aristotele in Diogene Laerzio (V, 17-21)

Detti di Aristotele in Diogene Laerzio (V, 17-21)

Set 19

  17 Si attribuiscono, dunque, a costui anche bellissimi apoftegmi, questi qui. Richiesto di proferire che guadagno germina per i bugiardi, professò questo: «Legittimare la sfiducia eziandio quando dicono la verità». Quella volta che fu biasimato giacché aveva dato l’elemosina a un uomo vizioso, rispose alla provocazione: «Ho avuto pietà non della stortura, ma dell’uomo». Aveva...